28 febbraio 2013
 Posted by ingrid
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Nel mio giardino

Il fatto di cronaca che nei giorni scorsi ha visto un ragazzo di 25 anni denunciare i propri genitori per omofobia è un segno di una società italiana che cambia e inevitabilmente mi porta a riflettere su una storia tutta personale: il mio outing.
Sono passati quasi quindici anni da quel giorno novembrino in cui la mia famiglia mi ha tolto il permesso di rientrare a casa dandomi solo il tempo di raccattare in una valigia tutto ciò che di caro riuscivo a stiparci dentro. Da quel giorno è iniziata la mia vita adulta. Non denunciarli per non aver provveduto a me, non denunciarli per non essersi fatti un problema su come arrivassi a fine mese, non denunciarli per non avermi sostenuto ne’ incoraggiato agli studi che faticosamente ho portato a termine tra un lavoro saltuario e prestiti in banca, non denunciarli ma anzi cercare in ogni modo di eccellere fino a diventare sovra umana, è incredibilmente la dimensione che ho continuato a scegliere per anni. Nel momento di abbandono più nero credevo comunque che spettasse a me essere lungimirante, sopportare le loro umiliazioni pur di continuare ad attingere ad un briciolo del loro affetto, perché mi ripetevo io ero superiore a tutto questo. Questo peccato di arroganza in realtà mi ha impedito per anni di amare la mia vita e di rispettarla.
Denunciare atti di sopruso in famiglia è un grande atto di indipendenza in una società che per secoli si è portata dietro il concetto che i legami di sangue fossero sacri e perciò indissolubili. Nella tradizione giudaico cristiana che volente o nolente ha condizionato la storia di tutti noi, il quarto comandamento è stato spesso usato in maniera coercitiva per ottenere da figli e sudditi un’obbedienza assoluta a padri e governi non sempre virtuosi. “Onora tuo padre e tua madre” regola invece una relazione tra adulti dove onorare è la diretta conseguenza di un percorso di solidarietà e stima reciproca, e presupposto di un benessere per i figli: “perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice”.
Da poco ho iniziato a vedere la mia vita come un bellissimo giardino dove crescere piante e fiori di ogni specie. Aprirò il mio giardino tutte le volte che qualcuno me lo chiederà con garbo, compresa la mia famiglia.

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21 comments on “Nel mio giardino”

  1. Chiara Reply

    brava Ingrid…! non solo per l’outing e per il peso che hai egregiamente portato sulle tue spalle per molti anni, ma per essere riuscita infine a scambiare una cieca e sovrumana lungimiranza con un’aperta richiesta di rispetto e soprattutto per aver smesso di sopportare e aver iniziato a vivere… un abbraccio e buona fortuna!

  2. Claude Reply

    Fino a ieri sera a 30 anni, dopo 2 lauree, lavoro, serietà, mi viene ripetuto che sono la vergogna della famiglia, che non potrò mai avere una famigli pur avendo una relazione seria e che sarebbe preferibile sposarmi un uomo che non amo piuttosto che far ridere le persone, anche se so cosa voglio e chi sono, ho passato la mia vita a disprezzarmi o torturarmi per poterli compiacere, perchè in fondo vorresti solo che ti guardassero per una volta con orgoglio. Denunciarli dici…per le botte, per le volte in cui m hanno cacciata da casa, per le parole dure, le offese, per cosa?Hai la mia stima per il tuo percorso, è la prima volta che scrivo perchè non mi sento rappresentata dai fenomeni da baraccone che censiscono le tv , ma ora ti chiedo come si può essere ancora lungimiranti se non ci sarà mai la loro approvazione o comprensione?

    • ingrid Reply

      Ad un certo punto della vita cercare la comprensione e l’approvazione di chi non ci stima non è più necessario. Non è più necessario perché un giardino che è la nostra vita ha bisogno di tutte le nostre attenzioni, non è necessario perché di conferme che siamo amabili e rispettabili ne abbiamo ricevute fin troppe da chiunque abbia condiviso un pezzo di strada con noi. Invece a non proteggersi si fa un errore e a non stabilire forte e chiaro quali sono gli steccati oltre ai quali non è permesso entrare, passati i quali si calpesterebbe la dignità di essere umano. Mettere una recinzione significa tutelare la nostra vita e insegnare che c’è un limite a chi ingiustamente si arroga il diritto di possederci. Detto ciò io non mi aspetto niente ma la mia porta è aperta a chi davvero desidera entrare per condividere e crescere insieme.

  3. Rocío Reply

    Eres un sol… Un tesorito grande
    Ingrid… Os deseo mucha felicidad…
    Dentro e fuori il tuo giardino;-)
    Besos

  4. Claudia Reply

    …e infatti il tuo giardino è uno dei più belli che conosca, e quei fiori hanno dei profumi intensi e coinvolgenti. Le persone che entrano, rimangono incantate e io tra queste! Grazie per la condivisione e un augurio per una magnifica Primavera 😉 un abbraccio a entrambe

  5. nicoletta Reply

    Questo tuo post mi ha fatto immediatamente venire in mente una poesia che ha accompagnato e “illuminato” molti momenti bui della mia vita. Te la scrivo di seguito. Questo è il mio regalo per voi. Vale sempre la pena cercare di essere felici. Un abbraccio.

    Dopo un po’ impari la sottile differenza
    tra tenere una mano e incatenare un’anima.
    E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
    e la compagnia non è sicurezza.
    E inizi a imparare che i baci non sono contratti
    e i doni non sono promesse.
    E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
    e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
    non con il dolore di un bimbo.
    Ed impari a costruire tutte le strade oggi
    perché il terreno di domani è troppo incerto
    per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta,
    se ne prendi troppo.
    Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
    invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
    E impari che puoi davvero sopportare,
    che sei davvero forte, e che vali davvero.

  6. Marta Reply

    Non potevo desiderare moglie migliore per la mia splendida amica.
    Sono orgogliosa di te, di questa dimostrazione di intelligenza, forza e amore.
    Vi voglio bene e sono tanto contenta che vi siate trovate!

  7. Arianna Reply

    Grande Ingrid. Grazie per aver condiviso una parte importante di te con tutti/e noi 🙂

  8. Miki Reply

    Ovviamente, alla fine della terza riga ho intuito che ci sarebbe stato da commuoversi, e così è stato. Prima di tutto grazie, grazie per aver parlato di te in un modo che è in certa misura più intimo di quello che solitamente scrivete, o perlomeno diverso. Se non erro, hai fatto di tutto per essere apprezzabile e soprattutto amabile per loro, per renderti conto nel frattempo che sei amabile e apprezzabile indipendentemente ed a prescindere da loro. Capisco, credo di capire, ho chiare in mente le espressioni dei miei genitori, dopo aver letto la lettera in cui gli “raccontavo” in breve di essere lesbica, circa sei mesi fa. Allo stesso tempo, il tuo post mi fa ricordare il post-it di una mia amica, ignara di tutto, che l’anno scorso mi ha scritto “Finalmente hai imparato a volerti bene, noi te ne vogliamo da sempre”, e deduco quindi di aver seguito un percorso diverso dal tuo, per arrivare poi alla stessa conclusione. Grazie davvero, davvero per tutto quello che fate. E’ difficile, ma parlarne, condividere, confrontarsi è un grande stimolo prima di tutto cognitivo, nonché chiaramente umano.

  9. Adolfo Reply

    Leggo con commozione e sdegno , per come un genitore possa diventare il peggior aguzzino , della sua carne …
    Ho una figlia ed un nipote e una famiglia , non possono NON amarli a prescindere da ogni cosa …Li amo senza condizioni , li amo e basta …
    Ho due sentimenti contrastanti per quei ” genitori ” …pietà , per non aver amato e non essere amati …Rabbia , per non aver amato e fatto soffrire …
    Siete stupendi !

  10. marimari Reply

    è bello che tu abbia deciso di condividere la tua storia ,così intima e personale, ora è come se questa condivisione di idee, esperienze e sentimenti vissuti ci avvicinasse tutti…ogni giorno un po’ di più! sono felice di avervi incontrate (anche solo virtualmente)

  11. Chiara Reply

    Occhi lucidi.
    Grazie per il garbo con cui hai scritto di te.
    Grazie perchè pur non vivendo questo rifiuto fisico, vivo invece, almeno per ora, quello psicologico del “finchè non se ne parla non esiste”, che si ripercuote inesorabilmente sulla mia fidanzata, mio malgrado…ma continuo ad avere tanta fiducia (grazie anche ad un fratello che mi ha “spianato la strada”)…
    Grazie davvero, per questo blog e per come entrambe ci avete aperto un spiraglio sul vostro mondo.

  12. valeria Reply

    Grazie di cuore Ingrid. Grazie a te e a Lorenza per la semplicità e la gioia con cui condividete questa parte di vita. Pur non conoscendovi se non attraverso questo blog, posso dire di aver percepito oltre alla vostra ‘bellezza’ (fortunate le persone che condividono con voi qualsivoglia rapporto) la sensazione di conoscervi perché la vostra storia è quella di moltissimi di noi. Non è affatto rara la sofferenza, la solitudine e il trovarsi davanti a scelte dolorose, a laceranti separazioni da legami che dovrebbero essere protettivi e colmi di amore e comprensione. Ma tant’è…i più bei giardini sono quelli che hanno visto molti nubifragi e altrettante siccità, che si sono misurati con i tanti ‘fondi’ possibili, ogni volta un po più giù , ma che alla fine possono produrre solo tanta bellezza. A te Ingrid, a te Lorenza, l’augurio di una strada lunga e serena davanti a voi. Che l’amore e la compassione siano la musica dei vostri giorni. Vi seguo con gioia…

  13. Michela Reply

    Mi commuove e mi addolora leggere che per tanti anni hai sperimentato l’incomprensione della tua famiglia. Guardando i vostri video e leggendo questo blog mi ero figurata una grande famiglia felice e “illuminata”, un’omossesualità vissuta serenamente e con il rispetto dei propri cari. Sono felice che tu abbia trovato finalmente il tuo giardino, e faccioa entrambe i più sinceri complimenti per questo progetto. Credo che le persone comuni, quelle che “io non sono contro i gay, basta che se ne stiano per i fatti loro” abbiano solo bisogno di vedere la normalità dove credevano ci fosse una “stranezza” pericolosa e destabilizzante. Solo conoscendo le cose si smette di averne paura, ed è per questo che il vostro progetto è più efficace di qualsiasi campagna. Michela da Firenze.

  14. Diletta Reply

    Quando siamo piccoli ciò che sappiamo è che dobbiamo fare quello che ci dicono i nostri genitori. I bambini vedono i loro genitori come saggi e giusti e cercano di seguire i loro consigli come possono. Se non ne sono stati capaci o non hanno voluto agire in tal senso ecco che si insinua in loro il senso di colpa.
    In una situazione come questa, ti trovi davanti ad un ostacolo che sembra insormontabile: la tua concezione su come si debba vivere si scontra con quella dei tuoi genitori in modo del tutto inconciliabile. Ecco che ti devi apprestare a fare un grande salto verso l’età adulta.
    Quando i tuoi genitori ti tolgono illegittimamente il loro affetto e il loro rispetto, l’ultima cosa che si deve fare è assecondare la loro ignoranza e l’ingiustizia che intendono compiere impedendoti di essere chi sei e di vivere nel pieno rispetto di te stesso e degli altri.
    Non posso che provare delusione e tristezza nel leggere il racconto della terribile ingiustizia che ti è stata fatta e mi dispiace davvero, non riesco nemmeno a immaginare come deve essere stato difficile, ti ammiro davvero per avere saputo far fronte a tutto questo. Io non sono stata buttata fuori di casa: mi è stata tolta la parola e sono state tolte le mie foto. Adesso si è ristabilita una comunicazione, le foto continuano a non essere presenti e le mie scelte (se si può parlare di scelte) continuano ad essere ostacolate. Sono felice lo stesso, sto con la persona che amo, esco con i miei amici, studio ciò che ho sempre sognato di studiare e vivo la mia vita, ho imparato che si può vivere anche senza l’appoggio dei propri genitori, per quanto possa essere difficile, e si può essere lo stesso molto felici!
    Tante congratulazioni ancora! : ) : )
    Diletta
    P.S. Avevo sentito di questo blog su radio Deejay, finalmente adesso ho l’occasione di visitarlo e vi faccio i complimenti! (ieri con la mia amica Arianna abbiamo scambiato due parole con Lorenza, ma il secondo tempo è scattato prima che potessi farle le congratulazioni per il vostro matrimonio e per il vostro bellissimo progetto, quindi ve le faccio ora!)

    • ingrid Reply

      Grazie Diletta. Vorrei dirti che spesso sperare di cambiare gli altri è un’impresa fallimentare e neanche tanto equilibrata. Quel che davvero è rivoluzionario però è riuscire a mutare le aspettative che si hanno verso quelle persone. Quando di capisce che noi respiriamo, ridiamo, stiamo bene indipendentemente da ciò che quei pochi avversi pensano di noi, acquisiamo potere di vivere a pieno la nostra vita. Certo che è doloroso non poter avere una condivisione con i membri della propria famiglia ma ben presto ci si accorge che son loro a perdersi qualcosa di meraviglioso. Mi dispiace non aver avuto il tempo di salutarti ieri. Spero ci saranno altre occasioni di incontro. Vai avanti…it gets better!

  15. la tua orgogliosa suocera Reply

    Finalmente con le braccia piene di tutti i fiori che anche insieme abbiamo raccolto in tutti questi anni, immergendoti nei colori e nei profumi, sei uscita fuori all’aperto, con gli occhi velati di lacrime ma con un sorriso smagliante.Ci sono ancora tanti giardini che ti attendono, per primo il mio lo sai.Un grande abbraccio Daniela

  16. Giuseppe Reply

    Ciao Ingrid,
    come tanti, credo, decido di partecipare a questo blog da “estraneo” che non ti conosce.
    Sono Giuseppe e vivo insieme al mio compagno a Firenze da ormai 19 anni; solo lo scorso giugno ho tuttavia affrontato l’outing con i miei, ed è stato devastante; in una situazione diversa dalla tua, ormai mi posso ritenere adulto ed autonomo, leggendo le tue righe ho rivissuto lo stesso tremendo dolore che devi aver provato tu allora; però è vero che quando si fa outing, ci si rivela a noi stessi, prima che agli altri, e ci si colloca all’interno della società in cui viviamo; è come se fino ad un attimo prima mancassimo di una legittimazione che poi arriva, indipendentemente da chi ti ostacola, ti deride, ti disprezza. é un passo determinante, forse necessario (nel senso filosofico del termine) per essere veramente adulti; al nostro percorso manca l’appoggio della famiglia, e questo credo che faccia davvero molto male, ma è vero quello che dici, forse alla fine a perdere qualcosa è che ti esclude; non lo so, credo che la ferita rimanga in ogni caso, anche dopo tanto tempo, ma, e questo mi da una grande forza, ho la sensazione reale, concreta di essere dalla parte del giusto, la percezione, quasi emozionante, che in qualche modo, nel nostro piccolo, con le nostre insignificanti battaglie quotidiane, semplicemente attraverso le relazioni e le conoscenze, alla fine contribuiremo ad avere un mondo migliore.
    ci voglio credere davvero.

  17. Sarabande Reply

    Love You and your garden.

  18. Irene Reply

    Quel giorno qliel’ho detto con le chiavi della macchina in tasca e le scarpe da corsa ai piedi, pronta a scattare. Nessuno mi ha afferrato per il collo costringendomi alla fuga ma ho continuato a vivere tra valige fatte e disfatte, telefonate celate, tracce cancellate quasi a voler io stessa nascondere il marcio della mia esistenza. Non volevano che mi facessi vedere con lei in giro in paese cosi ci hanno comprato un appartamento nel capoluogo…li nessuno avrebbe potuto mormorare. Devo ringraziarli?

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